
Nella restaurata aula della chiesa, la cui esistenza è documentata già nel 1343, Favelli interviene sullo spazio sacro attraverso sei grandi lumi-sculture e una nuova disposizione degli arredi liturgici. L’intervento non si limita a modificare l’assetto dell’ambiente, ma ne mette in evidenza le stratificazioni, stabilendo una relazione tra la storia del luogo, la sua architettura e la presenza del paesaggio circostante.
Da sempre interessato alla storia degli oggetti, degli ambienti e delle tracce lasciate dalle persone nei luoghi che abitano, l’artista costruisce il progetto a partire da ciò che già esiste. Materiali, forme, oggetti e testimonianze diventano elementi attraverso cui leggere la memoria di San Lorenzo e il territorio della Sabina. Il passato non viene ricostruito, ma rimesso in relazione con il presente, attraverso un insieme di presenze che restituisce allo spazio una nuova possibilità di essere percepito e attraversato.
I sei lumi-sculture assumono così una funzione che supera quella propriamente illuminante. La loro presenza modifica la percezione dell’aula e introduce un nuovo rapporto tra luce, architettura e arredi liturgici. L’intervento di Favelli si inserisce nel luogo senza cancellarne la storia, ma lavorando sulle tracce che quella storia ha lasciato: oggetti e materiali diventano strumenti per riportare alla superficie una memoria non monumentale, fatta di usi, trasformazioni e permanenze.
La chiesa diventa quindi un luogo in cui tempi diversi possono coesistere. La dimensione religiosa dell’edificio, la memoria della comunità e il paesaggio della Sabina entrano in una relazione nuova, nella quale l’opera non si sovrappone all’architettura ma contribuisce a renderne nuovamente visibili alcune possibilità . È uno spazio che invita alla contemplazione, ma anche a una diversa forma di attenzione verso ciò che normalmente rimane sullo sfondo: le cose, le superfici, gli oggetti e le tracce attraverso cui un luogo conserva la propria identità .
Il progetto è accompagnato da un volume dedicato all’intervento, in uscita nel giugno 2026 per All’Insegna del Mare, curato da Ileana Florescu con progetto grafico di Nicola Veccia Scavalli. Il libro raccoglie i contributi di Roberto Mancini, Monica Minati e Pierluca Nardoni e le fotografie di Simon d’Exéa, costruendo intorno all’opera una riflessione più ampia sulla storia e sulle trasformazioni di questa parte della Sabina.
Attraverso immagini e testi, il volume non si propone soltanto di documentare l’intervento di Favelli, ma di restituire la complessità del luogo in cui esso prende forma: un territorio fatto di storia, memoria sociale, architettura e paesaggio, nel quale il presente continua a depositarsi sulle tracce del passato.
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isbn: 9791280079053
Brossura cucita, stampa a 4 colori di quadricromia
120 pagine, 24 × 30 cmÂ

Nella restaurata aula della chiesa, la cui esistenza è documentata già nel 1343, Favelli interviene sullo spazio sacro attraverso sei grandi lumi-sculture e una nuova disposizione degli arredi liturgici. L’intervento non si limita a modificare l’assetto dell’ambiente, ma ne mette in evidenza le stratificazioni, stabilendo una relazione tra la storia del luogo, la sua architettura e la presenza del paesaggio circostante.
Da sempre interessato alla storia degli oggetti, degli ambienti e delle tracce lasciate dalle persone nei luoghi che abitano, l’artista costruisce il progetto a partire da ciò che già esiste. Materiali, forme, oggetti e testimonianze diventano elementi attraverso cui leggere la memoria di San Lorenzo e il territorio della Sabina. Il passato non viene ricostruito, ma rimesso in relazione con il presente, attraverso un insieme di presenze che restituisce allo spazio una nuova possibilità di essere percepito e attraversato.
I sei lumi-sculture assumono così una funzione che supera quella propriamente illuminante. La loro presenza modifica la percezione dell’aula e introduce un nuovo rapporto tra luce, architettura e arredi liturgici. L’intervento di Favelli si inserisce nel luogo senza cancellarne la storia, ma lavorando sulle tracce che quella storia ha lasciato: oggetti e materiali diventano strumenti per riportare alla superficie una memoria non monumentale, fatta di usi, trasformazioni e permanenze.
La chiesa diventa quindi un luogo in cui tempi diversi possono coesistere. La dimensione religiosa dell’edificio, la memoria della comunità e il paesaggio della Sabina entrano in una relazione nuova, nella quale l’opera non si sovrappone all’architettura ma contribuisce a renderne nuovamente visibili alcune possibilità . È uno spazio che invita alla contemplazione, ma anche a una diversa forma di attenzione verso ciò che normalmente rimane sullo sfondo: le cose, le superfici, gli oggetti e le tracce attraverso cui un luogo conserva la propria identità .
Il progetto è accompagnato da un volume dedicato all’intervento, in uscita nel giugno 2026 per All’Insegna del Mare, curato da Ileana Florescu con progetto grafico di Nicola Veccia Scavalli. Il libro raccoglie i contributi di Roberto Mancini, Monica Minati e Pierluca Nardoni e le fotografie di Simon d’Exéa, costruendo intorno all’opera una riflessione più ampia sulla storia e sulle trasformazioni di questa parte della Sabina.
Attraverso immagini e testi, il volume non si propone soltanto di documentare l’intervento di Favelli, ma di restituire la complessità del luogo in cui esso prende forma: un territorio fatto di storia, memoria sociale, architettura e paesaggio, nel quale il presente continua a depositarsi sulle tracce del passato.
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isbn: 9791280079053
Brossura cucita, stampa a 4 colori di quadricromia
120 pagine, 24 × 30 cmÂ