
Jago (Frosinone, 1987) è uno scultore italiano la cui pratica si confronta con il linguaggio della scultura classica attraverso una sensibilità profondamente contemporanea. Il marmo, materiale della tradizione, diventa il mezzo con cui indagare temi universali quali il corpo, la fragilità , il tempo e la condizione umana. Accanto alla realizzazione delle opere, l'artista rende visibile il processo creativo, utilizzando video e piattaforme digitali per trasformare il laboratorio in uno spazio di dialogo con il pubblico.
Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti, Jago ottiene un primo importante riconoscimento partecipando, nel 2011, alla 54ª Biennale di Venezia con il ritratto di Papa Benedetto XVI. L'opera verrà successivamente rielaborata in Habemus Hominem, un gesto radicale che ne modifica il significato e segna uno dei passaggi chiave della sua ricerca.
Negli anni successivi sviluppa una pratica sempre più internazionale, lavorando tra Italia, Stati Uniti e Cina. A New York approfondisce il rapporto tra scultura e spazio pubblico, avviando il progetto de Il Figlio Velato, oggi installato nella Chiesa di San Severo fuori le Mura a Napoli, dove il riferimento alla grande tradizione scultorea italiana si confronta con una riflessione sulla vulnerabilità e sulla memoria.
Nel 2019 diventa il primo artista a inviare una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. The First Baby, un piccolo feto scolpito nel marmo, compie un viaggio oltre la gravità terrestre, ampliando simbolicamente il dialogo tra materia, vita e futuro.
Le opere realizzate negli anni successivi, tra cui Look Down e Pietà , continuano a interrogare il rapporto tra individuo e collettività , collocando la scultura all'interno dello spazio urbano e del patrimonio storico, dove la materia classica si misura con le urgenze del presente.
La sua pratica si distingue per la capacità di rinnovare il linguaggio della scultura figurativa senza rinunciare alla manualità e alla forza del gesto. Attraverso il marmo, Jago costruisce immagini di intensa presenza fisica ed emotiva, capaci di stabilire un dialogo diretto con il pubblico e di restituire alla scultura una rinnovata centralità nel panorama contemporaneo.
Â
isbn: 9788898565658
Copertina rigida, stampa a 4 colori di quadricromia + bicromia b/n
64 pagine, 28 × 28 cmÂ


Jago (Frosinone, 1987) è uno scultore italiano la cui pratica si confronta con il linguaggio della scultura classica attraverso una sensibilità profondamente contemporanea. Il marmo, materiale della tradizione, diventa il mezzo con cui indagare temi universali quali il corpo, la fragilità , il tempo e la condizione umana. Accanto alla realizzazione delle opere, l'artista rende visibile il processo creativo, utilizzando video e piattaforme digitali per trasformare il laboratorio in uno spazio di dialogo con il pubblico.
Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti, Jago ottiene un primo importante riconoscimento partecipando, nel 2011, alla 54ª Biennale di Venezia con il ritratto di Papa Benedetto XVI. L'opera verrà successivamente rielaborata in Habemus Hominem, un gesto radicale che ne modifica il significato e segna uno dei passaggi chiave della sua ricerca.
Negli anni successivi sviluppa una pratica sempre più internazionale, lavorando tra Italia, Stati Uniti e Cina. A New York approfondisce il rapporto tra scultura e spazio pubblico, avviando il progetto de Il Figlio Velato, oggi installato nella Chiesa di San Severo fuori le Mura a Napoli, dove il riferimento alla grande tradizione scultorea italiana si confronta con una riflessione sulla vulnerabilità e sulla memoria.
Nel 2019 diventa il primo artista a inviare una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. The First Baby, un piccolo feto scolpito nel marmo, compie un viaggio oltre la gravità terrestre, ampliando simbolicamente il dialogo tra materia, vita e futuro.
Le opere realizzate negli anni successivi, tra cui Look Down e Pietà , continuano a interrogare il rapporto tra individuo e collettività , collocando la scultura all'interno dello spazio urbano e del patrimonio storico, dove la materia classica si misura con le urgenze del presente.
La sua pratica si distingue per la capacità di rinnovare il linguaggio della scultura figurativa senza rinunciare alla manualità e alla forza del gesto. Attraverso il marmo, Jago costruisce immagini di intensa presenza fisica ed emotiva, capaci di stabilire un dialogo diretto con il pubblico e di restituire alla scultura una rinnovata centralità nel panorama contemporaneo.
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isbn: 9788898565658
Copertina rigida, stampa a 4 colori di quadricromia + bicromia b/n
64 pagine, 28 × 28 cmÂ