
Non ho mai imparato raccoglie oltre vent'anni di fotografie dedicate a Hube, una delle figure più enigmatiche e riconoscibili della scena del writing romano. Più che documentare un writer, il libro segue la costruzione di una presenza che, attraverso la ripetizione ossessiva del proprio nome, è diventata parte integrante del paesaggio urbano.
Le immagini attraversano una Roma lontana dalle sue rappresentazioni più consuete. Non la città monumentale né quella delle periferie raccontate come margine geografico, ma uno spazio definito da comunità , relazioni e forme di resistenza. Cavalcavia, muri, autobus, sottopassi e cantieri diventano la superficie su cui il segno di Hube si sedimenta fino a trasformarsi in linguaggio.
La sequenza fotografica restituisce una pratica che affonda le proprie radici negli anni Novanta, quando scrivere il proprio nome nello spazio pubblico significava rivendicare visibilità , appartenenza e diritto alla città . Lontano da ogni nostalgia, il volume osserva come quel gesto continui ancora oggi a interrogare il rapporto tra individuo e ambiente urbano, tra memoria e scomparsa.
Più che una monografia sul writing, Non ho mai imparato è il ritratto di un'attitudine. Un'indagine su chi ha scelto di rimanere ai margini delle convenzioni e di continuare a lasciare una traccia, trasformando un nome in un elemento permanente del paesaggio contemporaneo.
Pubblicato da Gog edizioni, Non ho mai imparato traduce la natura essenziale e radicale del progetto di Hube in un oggetto editoriale che riflette la stessa tensione visiva delle immagini. Il progetto grafico, firmato da Bahut, costruisce una sequenza asciutta e rigorosa, dove ritmo, spazio e materia accompagnano il racconto senza sovrapporsi ad esso. La gestione della prestampa, curata da Nicola Veccia Scavalli, valorizza la qualità delle riproduzioni e l'intensità dei contrasti, restituendo sulla pagina la fisicità dei muri, delle superfici urbane e del segno grafico che attraversa l'intero volume. Più che un catalogo, il libro diventa un'estensione del gesto di Hube: un archivio visivo in cui fotografia, progetto editoriale e stampa concorrono a preservare la memoria di una pratica destinata, per sua natura, a scomparire nello spazio della città .
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isbn: 9788885788770
Brossura cucita, stampa in quadricromia
432 pagine, 24,5 × 32 cm

Non ho mai imparato raccoglie oltre vent'anni di fotografie dedicate a Hube, una delle figure più enigmatiche e riconoscibili della scena del writing romano. Più che documentare un writer, il libro segue la costruzione di una presenza che, attraverso la ripetizione ossessiva del proprio nome, è diventata parte integrante del paesaggio urbano.
Le immagini attraversano una Roma lontana dalle sue rappresentazioni più consuete. Non la città monumentale né quella delle periferie raccontate come margine geografico, ma uno spazio definito da comunità , relazioni e forme di resistenza. Cavalcavia, muri, autobus, sottopassi e cantieri diventano la superficie su cui il segno di Hube si sedimenta fino a trasformarsi in linguaggio.
La sequenza fotografica restituisce una pratica che affonda le proprie radici negli anni Novanta, quando scrivere il proprio nome nello spazio pubblico significava rivendicare visibilità , appartenenza e diritto alla città . Lontano da ogni nostalgia, il volume osserva come quel gesto continui ancora oggi a interrogare il rapporto tra individuo e ambiente urbano, tra memoria e scomparsa.
Più che una monografia sul writing, Non ho mai imparato è il ritratto di un'attitudine. Un'indagine su chi ha scelto di rimanere ai margini delle convenzioni e di continuare a lasciare una traccia, trasformando un nome in un elemento permanente del paesaggio contemporaneo.
Pubblicato da Gog edizioni, Non ho mai imparato traduce la natura essenziale e radicale del progetto di Hube in un oggetto editoriale che riflette la stessa tensione visiva delle immagini. Il progetto grafico, firmato da Bahut, costruisce una sequenza asciutta e rigorosa, dove ritmo, spazio e materia accompagnano il racconto senza sovrapporsi ad esso. La gestione della prestampa, curata da Nicola Veccia Scavalli, valorizza la qualità delle riproduzioni e l'intensità dei contrasti, restituendo sulla pagina la fisicità dei muri, delle superfici urbane e del segno grafico che attraversa l'intero volume. Più che un catalogo, il libro diventa un'estensione del gesto di Hube: un archivio visivo in cui fotografia, progetto editoriale e stampa concorrono a preservare la memoria di una pratica destinata, per sua natura, a scomparire nello spazio della città .
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isbn: 9788885788770
Brossura cucita, stampa in quadricromia
432 pagine, 24,5 × 32 cm