Dal 2009 Niccolò Berretta fotografa la Stazione Termini di Roma. Non documenta l'architettura né il flusso dei viaggiatori, ma concentra il proprio sguardo su un unico soggetto: il passante.
Realizzate nell'arco di dodici anni, le oltre cinquecento fotografie raccolte in questo volume costituiscono un archivio aperto, costruito attraverso un metodo rigoroso e reiterato. Ogni individuo è ritratto frontalmente, nello stesso istante sospeso tra il movimento e la sosta, secondo un dispositivo che riduce al minimo l'intervento dell'autore e lascia emergere il linguaggio del corpo, l'abbigliamento, la postura, la presenza.
L'uniformità della ripresa produce un effetto inatteso. Ciò che inizialmente appare come una sequenza di immagini simili si trasforma progressivamente in un catalogo delle differenze. L'identità si manifesta nei dettagli più impercettibili: una piega dell'abito, un gesto delle mani, il modo di occupare lo spazio, lo sguardo rivolto altrove. Ogni fotografia è autonoma, ma trova il proprio significato nella relazione con tutte le altre.
La stazione diventa così meno un luogo che una condizione. Uno spazio attraversato da corpi in continuo transito, dove appartenenze, provenienze e ruoli sociali si sovrappongono senza mai stabilizzarsi. Lontano da qualsiasi intento documentario o sociologico, il progetto osserva la quotidianità come materia visiva, lasciando che sia la ripetizione stessa a costruire il racconto.
Realizzato tra il 2009 e il 2021, il lavoro registra anche la lenta trasformazione di un'epoca. Senza indicare eventi o cronologie, le immagini restituiscono i cambiamenti del gusto, della moda, delle abitudini e della presenza pubblica del corpo. Il tempo non è raccontato, ma sedimentato.
Più che un reportage, Stazione Termini. Lookbook 2009–2021 è un atlante del passaggio: un'indagine sulla rappresentazione dell'individuo all'interno dello spazio collettivo e sulla fotografia come pratica di osservazione, classificazione e memoria.
Il volume comprende testi di Pierpaolo Piccioli, Federico Lodoli, Carlo Gabriele Tribbioli e Gabriele Silli, oltre all'introduzione dell'editore Paulo von Vacano.
Niccolò Berretta è fotografo e direttore della fotografia. Parallelamente al lavoro svolto per documentari, film brevi, videoclip e produzioni nel settore della moda e del lusso, sviluppa una ricerca fotografica di lungo periodo dedicata allo spazio pubblico.
Dal 2009 concentra la propria attenzione sulla Stazione Termini di Roma, costruendo un archivio in continua espansione di ritratti realizzati attraverso un protocollo costante. La ripetizione del punto di vista e del formato non risponde a un'esigenza formale, ma costituisce il principio stesso della ricerca: creare le condizioni affinché siano le variazioni minime, e non l'eccezionalità del soggetto, a diventare significative.
Il suo lavoro si colloca nel dialogo con la tradizione del ritratto tipologico inaugurata da August Sander e con l'attenzione di Diane Arbus verso l'individualità come spazio irriducibile. Più che classificare, tuttavia, le sue immagini interrogano il rapporto tra serialità e singolarità, tra archivio e presenza, tra osservazione e tempo.
Drago Publisher
isbn: 9788898565429
Brossura cucita, stampa a 4 colori di quadricromia
512 pagine, 13 × 18,5 cm




Dal 2009 Niccolò Berretta fotografa la Stazione Termini di Roma. Non documenta l'architettura né il flusso dei viaggiatori, ma concentra il proprio sguardo su un unico soggetto: il passante.
Realizzate nell'arco di dodici anni, le oltre cinquecento fotografie raccolte in questo volume costituiscono un archivio aperto, costruito attraverso un metodo rigoroso e reiterato. Ogni individuo è ritratto frontalmente, nello stesso istante sospeso tra il movimento e la sosta, secondo un dispositivo che riduce al minimo l'intervento dell'autore e lascia emergere il linguaggio del corpo, l'abbigliamento, la postura, la presenza.
L'uniformità della ripresa produce un effetto inatteso. Ciò che inizialmente appare come una sequenza di immagini simili si trasforma progressivamente in un catalogo delle differenze. L'identità si manifesta nei dettagli più impercettibili: una piega dell'abito, un gesto delle mani, il modo di occupare lo spazio, lo sguardo rivolto altrove. Ogni fotografia è autonoma, ma trova il proprio significato nella relazione con tutte le altre.
La stazione diventa così meno un luogo che una condizione. Uno spazio attraversato da corpi in continuo transito, dove appartenenze, provenienze e ruoli sociali si sovrappongono senza mai stabilizzarsi. Lontano da qualsiasi intento documentario o sociologico, il progetto osserva la quotidianità come materia visiva, lasciando che sia la ripetizione stessa a costruire il racconto.
Realizzato tra il 2009 e il 2021, il lavoro registra anche la lenta trasformazione di un'epoca. Senza indicare eventi o cronologie, le immagini restituiscono i cambiamenti del gusto, della moda, delle abitudini e della presenza pubblica del corpo. Il tempo non è raccontato, ma sedimentato.
Più che un reportage, Stazione Termini. Lookbook 2009–2021 è un atlante del passaggio: un'indagine sulla rappresentazione dell'individuo all'interno dello spazio collettivo e sulla fotografia come pratica di osservazione, classificazione e memoria.
Il volume comprende testi di Pierpaolo Piccioli, Federico Lodoli, Carlo Gabriele Tribbioli e Gabriele Silli, oltre all'introduzione dell'editore Paulo von Vacano.
Niccolò Berretta è fotografo e direttore della fotografia. Parallelamente al lavoro svolto per documentari, film brevi, videoclip e produzioni nel settore della moda e del lusso, sviluppa una ricerca fotografica di lungo periodo dedicata allo spazio pubblico.
Dal 2009 concentra la propria attenzione sulla Stazione Termini di Roma, costruendo un archivio in continua espansione di ritratti realizzati attraverso un protocollo costante. La ripetizione del punto di vista e del formato non risponde a un'esigenza formale, ma costituisce il principio stesso della ricerca: creare le condizioni affinché siano le variazioni minime, e non l'eccezionalità del soggetto, a diventare significative.
Il suo lavoro si colloca nel dialogo con la tradizione del ritratto tipologico inaugurata da August Sander e con l'attenzione di Diane Arbus verso l'individualità come spazio irriducibile. Più che classificare, tuttavia, le sue immagini interrogano il rapporto tra serialità e singolarità, tra archivio e presenza, tra osservazione e tempo.
Drago Publisher
isbn: 9788898565429
Brossura cucita, stampa a 4 colori di quadricromia
512 pagine, 13 × 18,5 cm